| Newsgroups: | it.arti.scrivere |
| From: | DisKre Panza <demokrito@demokrito.org.asm> |
| Subject: | [FAQ] L'accento, questo sconosciuto. |
| Organization: | Il filosofo che ride |
| Date: | Fri, 25 Mar 2005 21:22:15 +0100 |
| Message-ID: | <slrnd48snn.1am.demokrito@demokrito.org.asm> |
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| Content-Transfer-Encoding: | 8bit |
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| Lines: | 160 |
| X-Authenticated-User: | $$ht9253re7no5pc7v |
| X-Complaints-To: | abuse@x-privat.org |
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| X-Received-Date: | Fri, 25 Mar 2005 15:23:48 EST (text02) |
| Xref: | news2.ip-mobilphone.net it.arti.scrivere:75746 |
Suggerimenti e/o correzioni saranno sempiternamente gradite.
[Piccolo Spazio Pubblicità MODE ON]
Gran parte di queste informazioni provengono dalla "Nota d'uso:
Accento" de "lo Zingarelli 2005". Rimane pur sempre un ottimo termine
di riferimento, IMBAUMDO [1]. Io mi sono limitato a `riformattare' un
pochino alcune cose, secondo il mio gusto...
[Piccolo Spazio Pubblicità MODE OFF]
* * *
LE BASI
1) Ad eccezione di alcuni monosillabi (articoli, pronomi, particelle
pronominali o avverbi quali "ci, mi, ne, si, ti, vi") che si
appoggiano nella pronuncia alla parola che li segue o li precede,
tutte le parole hanno un accento, chiamato "accento tonico".
2) Quando l'accento è indicato con un segno, prende il nome di
"accento grafico". In questo caso, l'accento può essere "acuto"
(sulla é e sulla ó `chiuse': affinché, perché, ancóra, vólgo,
vólto) oppure "grave" (sulla è e sulla ò `aperte', e sulle altre
tre vocali: àncora, cioè, caffè, così, vòlgo, vòlto, virtù).
Qualche dizionario e/o qualche editore preferiscono connotare la
"i" accentata come "acuta" o `chiusa': "cosí, oggidí, sí". In
effetti, è difficile pensare a una "i" `aperta', mentre per la "a"
e per la "u" la connotazione `chiusa' non pare proponibile, tranne
in alcuni dialetti, nei quali viene utilizzata una grafìa diversa.
Semplificando, l'italiano corrente utilizza *sempre* "à, ì, ù",
mentre distingue fra "è, é, ò, ó".
3) Una cosa che appare evidente dagli esempi appena esposti è che
l'accento grafico consente di:
a) distinguere senza ambiguità gli "omografi", cioè quelle parole
che hanno le stesse identiche lettere ma significato diverso a
seconda, appunto, della posizione dell'accento: nell'italiano
corrente ve ne sono parecchie: ancora, compito, principi,
desideri, fermati, indice, subito, tendine, viola...
b) distinguere gli `omofoni', che invece precisano il "senso" della
parola in base alla "e" o alla "o" `chiusa' o `aperta': accetta,
collega, legge, mente, pesca, venti, colto, fosse, volto.
V'è da dire che, allo stato attuale, c'è la tendenza a evitare
(avevo scritto `evirare', sarà un "lapis froidiano"? ;) ) tutti gli
accenti "interni", confidando nel cosiddetto "contesto della frase".
Per cui nella frase "Non puoi prescindere dai tuoi principi
fondamentali", si potrebbe evincere che "principi" vale per "princìpi"
(o principii, o principî) nel caso in cui qualcuno esorta un altro
a valutare la situazione in base alla propria coscienza, mentre
nell'altro caso potrebbe essere la moglie di un regnante che esorta il
marito a considerare il pensiero dei suoi "prìncipi" sottoposti.
Cosi` come "Ho gettato l'ancora da due minuti e non ha ancora
toccato il fondo", il senso della frase potrebbe essere compreso senza
accenti...
Diciamo pure che e` raro leggere, e magari anche scrivere, "quante
volte fissai gli affreschi sulle volte di quella chiesa"...
Ma, a mio modesto giudizio, evidenziare l'accento corretto sarebbe
una fatica (anzi, "fatìca", ché la funzione "fàtica" è cosa molto
diversa) non sprecata invano, in quanto indirizzerebbe sùbito il
lettore nella giusta direzione... Io stesso, quando leggo "un
balbettio", devo operare una sorta di sostituzione mentale: se
leggessi direttamente "balbettìo", la lettura scorrerebbe molto
più flùida (è un dato di fatto che l'occhio legge "prima" e
la mente elabora un istante "dopo"; una lettura "flùida" (e non
"fluìda") richiede che le informazioni arrivino al cervello "in
formato conforme", e le ambiguità ìnsite nella nostra lingua possono
ingenerare "colli di bottiglia" che un accento magari apparentemente
"ridondante" potrebbe evitare).
Il tutto, ovviamente, [1] In Base A Una Mia Discutibilissima
Opinione.
* * *
LE REGOLE
4) L'Accento Grafico *deve* essere usato:
- già, piè, ciò, può, più, giù;
- da (da dove viene questa FAQ?);
- dà (questa FAQ dà informazioni sull'utilizzo dell'accento);
- da' (Ehi, tu! Da' informazioni su questa FAQ!)
- di (questa FAQ è di DisKrePanza);
- dì (che spera che tu la legga, magari il dì dopo la festa);
- di' (e se non ti piace, ma di' quel che cazzo vuoi!);
-_e (e lèggiti 'sta FAQ!);
-_è (perché questa è una FAQ);
- che (questa è una FAQ che dà informazioni);
- ché (rileggiti 'sta FAQ, ché ti dà informazioni);
- la (la Faq sull'accento);
- là (la trovi là, su it.ias.scrivere);
-_li (me li dai, i riferimenti ad altre FAQ?);
-_lì (questa FAQ la trovi lì, su it.arti.scrivere);
-_ne (ne possiamo parlare tranquillamente);
-_né (non ho né l'autorità né titoli per affermarlo);
-_si (però si potrebbe parlarne, non credi?);
-_sì (sì, lo so che ti prudono le dita);
-_te (ma te la senti di affrontare il discorso? Magari davanti...)
-_tè (...a una tazza di tè? Anche se io preferisco il "the"...)
Nota: sulle voce verbali "do, dai, danno" si puo` segnare l'accento
"dò, dài, dànno", per non confonderle con do (nota musicale),
dai (preposizione articolata) e danno (nome). Non è sbagliato,
ma non è necessario, in quanto la differenza di significato
rende pressoche' impossibile ogni confusione.
5) L'accento grafico *non* si usa:
- sulle note musicali: do, re, mi, fa, sol, la, si;
- sui monosillabi (con l'eccezione di quelli indicati in
precedenza). In particolare non si mette l'accento su:
blu, fa, fra, fu, no, qua, qui, re, sa, so, sta, sto, tra, tre, va.
ATTENZIONE! I composti vanno sempre accentati:
rossoblù, rifà, viceré, ristà, ristò.
6) L'Imperativo, com'è difficile riconoscerlo!
Come di' (imperativo di `dire', anche da', sta', va' e fa'
(imperativi di dare, stare, andare e fare) vogliono non l'accento
ma l'apostrofo, così come po' (=poco) e mo' (=modo: a mo'
di), in quanto si tratta di particolari forme di `elisione' o
`troncamento'.
* * *
LE FINALITÀ
Pure io sbaglio accenti e apostrofi. Il mio errore `sistematico' è
scrivere "un'altro", "un'essere"... in buona sostanza quel maledetto
apostrofo dietro "un"...
Quindi non "chi è senza peccato scagli la prima pietra", ma "chi è
conscio del proprio peccato, si sputtani e rompa le palle agli altri,
oltre che a sé stesso...
...o no?
--
Cio` che ho scritto, ho scritto.